L'Identità Sacra, libro per notti insonni

Diciamocelo subito, L'Identità Sacra va inserito di prepotenza nella categoria "libro per notti insonni", e dovrebbe quantomeno avere sul retro la scritta "nuoce gravemente al tuo buonumore".

E' uno di quei testi che riporta prepotentemente coi piedi per terra "le anime belle", fa "rodere il fegato" e ti tiene sveglio; non sai se mozzicarlo, strapparlo o tenerlo in una teca. Se ti viene voglia di leggere, quando ti giri e vedi il libro di Scianca ti sale un'ansia che ultimamente avevo provato solo con testi crudi e diretti come "Il campo dei santi", o al limite come in quelle ore pre derby di qualche anno fa; gli impulsi che manda sono diversi, una volta ti euforizza, una volta sconforta, ma ti prende sempre a calci nelle palle. 

Ogni capitolo è uno schiaffo in faccia, e fa male. 

Un lavoro enorme, che parte dai mali di oggi, quelli più evidenti, l'Isis e la "sostituzione di popolo"; è curioso, il primo sembra a tutti evidente, il secondo invece è ancora un complotto, eppure, al netto dei risvolti religiosi, è quest'ultimo che ha generato il primo. 

Si inizia quindi con una visuale "dall'alto" per avvicinarsi sempre di più al particolare, all'Europa, alla Grecia, alla romanità quindi all'etnocentrismo e alla comunità; per dirla alla Scianca al "Nesso di civiltà".  Si indietreggia cronologicamente per capire i problemi di oggi, ma non si giunge semplicemente a "quello che è successo duemila anni fa", piuttosto si torna all'Origine, quindi all'essenza. Non dell'uomo come stancante concetto universale, ma dell'europeo, del greco e del romano. 

Il rapporto che nei secoli i popoli hanno intessuto con i propri confini parte da una concezione sacrale di questi, dagli Dei che li difendono, da quel "pomerium" senza il quale non c'era "urbs". Il confine come protezione da quel "ciò che noi non siamo" che è in realtà a protezione di ogni popolo, di ogni civiltà e di ogni cultura.                                   

Il lungo percorso che arriva ad universalizzare, massificare, sostituire, "sciogliere" è snervante nella sua descrizione perchè è sminuzzato con una meticolosità impressionante, andando a cercare e stanare negli anfratti più angusti delle analisi tirate fuori con una lucidità assolutamente atipica:

"..Le donne ritroverebbero, a contatto con il fenomeno migratorio, la propria identità di genere negata, sia in forma "diurna" (il "prendersi cura" degli immigrati) , sia in forma "notturna" (l'immigrato come uomo forte, virile, dominatore). La femminilità che il pensiero unico toglie loro in nome della lotta al sessismo viene ritrovata in nome della lotta al razzismo. Non potendo essere femmine nella vita normale, pena il cadere in una visione "stereotipata" dei ruoli, esse possono ridiventarlo tramite il meccanismo dell'accoglienza.."

 Il libro in realtà è un continuo "coniglio tirato fuori dal cilindro", come in queste poche righe. Andare oltre la politica politicante di oggi, oltre la sinistra che cavalca lo sfruttamento e la destra dei rigurgiti e dei mal di pancia che poi passano, vuol dire fare esattamente tutto questo, ri-volgersi all'Origine, farsi accompagnare dall'autore a ri-conoscere chi eravamo, e quindi chi abbiamo bisogno di ri-essere oggi più che mai. E' esattamente una seduta di "ipnosi regressiva". Il testo non è affatto uno di quelli "per iniziati", è adatto a tutti, si pone in maniera discorsiva e quasi amichevole anche se esige, certamente, pazienza e buona volontà che verranno assolutamente ripagate.

"Ricorda chi sei tu" è la chiusura del viaggio, l'ultimissimo capitolo che ti risveglia dall'ipnosi e ti riconsegna al grigiore odierno, quello da combattere ora con rinnovato entusiasmo.

L'Identità Sacra rifà il filo alla tua spada.

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