Tra le macerie di Saletta

Stavo facendo un passeggiata tra le macerie di Saletta, non appena ho girato l’angolo mi sono accorta della presenza di un signore anziano che guardava l’orizzonte, mi sono chiesta cosa stesse pensando.

La faccia non mi era nuova, poiché quella stessa mattina lo avevo incontrato, gli avevo chiesto cosa facesse al campo Saletta e se soprattutto avesse qualcuno da cui andare. “Avevo un’azienda agricola più su di quella collina. Adesso mi sono fatto male ad una gamba e non ho le forze per arrivarci, ogni mattina però mio figlio più grande ci passa e vede cosa può recuperare visto che ci sono ancora i campi e gli animali non sono morti. L’altro mio figlio invece se ne vuole andare. Lui è cosi, gli piace viaggiare, studiare e non ha voglia di star qui. Io invece ormai son vecchio, posso solo che rimanere qui nella mia terra che ormai è morta.” Gli chiesi se vedeva un futuro per la sua città e la sua risposta fu secca: “I vecchi son morti e ai giovani non frega nulla”.

Un istante dopo mi sono affacciata verso lo scorcio che stava osservando il signore, accorgendomi con grande sorpresa che da quella prospettiva tutto sembrava immutato. Niente Macerie, le case erano rimaste in piedi protette dalle colline e dalle montagne.

 

Continuando a camminare mi sono fermata davanti ad una casa e ciò che ha colpito maggiormente la mia attenzione erano dei vecchi giornali accatastati, erano tantissimi, alcuni molto antichi, altri invece più recenti. Mi sono chiesta quanto fossero importanti quei pezzi di carta per la persona che abitava quella casa, riflettendo sul fatto che una scossa in piena notte li ha fatti diventare la cosa più futile al mondo. Ho immaginato la quotidianità di quella persona, l’ho immaginata ogni mattina puntuale a comperare il quotidiano in edicola, ho immaginato i sorrisi e le chiacchiere con il giornalaio e la lettura scrupolosa seduto alla sedia del bar, l’ho immaginato riporre ogni quotidiano fino a formare una pila infinita di quotidiani. Poi la scossa e ho visto quella persona a me ignota perdere la casa, trovarsi senza città, senza amici, familiari, l’ho vista rimanere con il nulla intorno a sé. Ho capito che passeranno anni prima che rimpianga quei giornali, i suoi giornali e saranno anni difficilissimi in cui dovrà recuperare la propria vita, affrontando e superando gli eventuali lutti e forse, ribadisco forse, solo dopo aver passato una miriade di ostacoli inimmaginabili, si ricorderà della sua bella collezione. E se fosse morto? Chi si ricorderebbe mai di una cosa che adesso è così poco importante anche se prima era la vita di una persona?

D.S.C.

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