Splendore, Silenzio, Poesia: all’università della natura e della rinascita dello spirito

"Troverai più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le rocce ti insegneranno cose che nessun maestro ti dirà"

Bernardo di Chiaravalle

Nell'epoca dei social e dell’iperesposizione fotografica ed esperienziale, si verifica uno dei tanti e curiosi paradossi che riguardano il rapporto dell’uomo con la natura: da un lato si moltiplicano immagini di luoghi meravigliosi, vette, vallate e scogliere a picco sul mare, si torna a parlare e ad invocare sempre più spesso solstizi ed equinozi. Dall'altra la vita in città ma non solo, ci allontana sempre di più dall’esperienza diretta con la natura stessa, che rappresenta più che altro nella realtà una scocciatura: rami che cascano, radici che ostruiscono, fango, troppo caldo, troppo freddo etc.Nessun tipo di collegamento con le stagioni, che passano senza particolari differenze se non nella predisposizione della temperatura sulla pompa di calore.

Eppure il rapporto con la natura nel senso più ampio del termine, è fondamentale per l’uomo. Incarnazione del divino per i pagani, rappresentazione di Dio per i cristiani, la natura è una rappresentazione potente del nostro stesso essere, di una anima mundi che batte insieme all’anima dell’uomo. L’uomo europeo scandiva per questo i propri  ritmi con quelli della natura, non solo perché ne condizionavano la vita praticamente, ma perché il seguirne l’andamento sanciva il battere unisono di uno spirito.

Questo rapporto simbiotico è stato quasi del tutto ininterrotto, e la responsabilità non è certo solo dell’inurbamento, ma di una mancanza di coscienza generalizzata, che intacca lo spirito stesso dell’uomo, ormai totalmente imbolsito nelle proprie sicurezze materiali, da aver perso anche il rapporto qui si  materiale con la natura, ridotta alla pulizia “etnica” del “Bio”, schifando però il rapporto diretto con la terra, il fango, la roccia, i boschi, il cielo. La natura è bella, se ci si arriva in macchina e se mangia, il solstizio è top per le citazioni ancestrali, ma mettere la testa fuori prima delle 7 la mattina è contro i diritti dell’uomo…!

Per riprendere contatto con se stesso, per una rinascita spirituale, questo passaggio è fondamentale. Generazioni di bambini cresciuti le domeniche dentro i centri commerciali, sogneranno jeans e patatine fritte, mentre gli insegnamenti dei boschi di cui parla San Bernardo rimarranno carta morta, roba per farci forse una gita con la scuola ed un posto su fb.

Anche per questo la sete di natura spesso si traduce nella ricerca della montagna; perché in montagna il contatto con la natura, con la roccia, la neve, il terreno, è forte , intenso , potente; perché in montagna il rapporto con gli elementi, è spesso in maniera tragica e feroce più forte, e non solo pericoloso. La pioggia spesso in breve ti prende e ti penetra fin dentro le ossa, il vento spesso sembra stapparti dal suolo, il sole ti brucia, ma poi ti scalda, e quel cielo azzurro ti circonda e ti abbraccia.

"Un concentrato di potenza  e spirito, che in un attimo uniscono chi vive spesso a contatto ignorandosi, ma “alcune ore di salita in montagna fanno di un briccone e di un santo due creature quasi uguali. La stanchezza è la via più breve verso l’uguaglianza e la fratellanza” (Friedrich Nietzsche)

“Le montagne non sono l’assoluto, ma lo suggeriscono”

Secondo Samivel, ed Emilio Comici: "sulla montagna sentiamo la gioia di vivere, la commozione di sentirsi buoni e il sollievo di dimenticare le miserie terrene. Tutto questo perché siamo più vicini al cielo".

Neospiritualismo, new age e menate varie? Negativo, niente di più concreto del contatto con la natura, prima ancora di meditarla la natura va toccata e conosciuta, dal parco al bosco, fino al sogno della montagna. È un ingrediente fondamentale di una rinascita dell’uomo europeo, roba da faticare e sporcarsi le mani per poi rinascere, spiritualità è meditazione ed esercizio concreto dello spirito, specie per un occidentale, un “Samurai d’Occidente”:

"Consiglio pratico n.4

Non lasciare trascorrere una settimana senza andare a camminare nella foresta o nella natura ancora quasi selvaggia, o perlomeno in un parco urbano non inquinato. Tutte le regioni di Francia e innumerevoli regioni d'Europa sono propizie a questi ritiri nella natura, lontano dai miasmi della città. Potete scegliere una passeggiata anche breve o una vera e propria escursione, l'importanza sta nella rottura, nell'odore dei boschi, del suolo, dei colori, nell'attenzione verso gli alberi e le piante che seguono le stagioni, nell'eventuale presenza di animali selvatici di cui rispettare scrupolosamente la tranquillità. Non si parla dentro la foresta. Nessun grido. Ci si immerge nello splendore, nel silenzio e nella poesia. [...]"

(Dominique Venner )

Continuiamo per questo a perseguire il contatto con la natura, con la montagna, non sembrerà direttamente un fatto “politico”; ma torniamo a scuola, torniamo ad esercitare la nostra anima, a sentire lo spirito e lo splendore, il meraviglioso sopito si desterà in noi, perché mai scomparso del tutto:

"Il meraviglioso non suscita in noi nessuna sorpresa, perché il meraviglioso è ciò con cui abbiamo la più profonda confidenza. La felicità che la sua vista ci procura sta propriamente nel fatto di veder confermata la verità dei nostri sogni".

(Ernst Jünger)

Fortior, per aspera ad astra. 

 

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